I progetti di alfabetizzazione emozionale, espressività creativa e di sviluppo dell'autostima

  

Contenuti e scopi dei progetti di alfabetizzazione emozionale
Negli Stati Uniti, a causa del grande problema in molte città e sobborghi urbani della violenza e della delinquenza giovanile (che purtroppo annovera anche numerosi casi di omicidi tra giovani), dell'abuso di sostanze stupefacenti, di trasmissione dell'Aids tra adolescenti e una lunga serie di altre manifestazioni del disagio giovanile, un vero e proprio incubo metropolitano, un gruppo di psicologi ed educatori di Yale, ha elaborato negli anni Ottanta il Social Competence Program, un insieme di corsi volti alla prevenzione dei disagi nelle scuole. Si tratta di veri e propri corsi di alfabetizzazione emozionale il cui obiettivo è "di alzare il livello della competenza sociale ed emozionale nei ragazzi come parte della loro istruzione regolare: non si tratta di un insegnamento di recupero per i ragazzi poco sicuri, ritenuti 'in difficoltà' ma di un insieme di abilità e di comprensioni essenziali per chiunque. [...] il movimento per l'alfabetizzazione emozionale, invece di usare l'affettività per educare, educa la stessa affettività"*.

I principi dell'alfabetizzazione emotiva sono:

- L'autoconsapevolezza (capacità di riconoscere i sentimenti e costruire un vocabolario per la loro verbalizzazione; cogliere i nessi tra pensieri, sentimenti e reazioni).
- Il controllo delle emozioni (cosa sta dietro ad un sentimento, per esempio, l'offesa scatena la collera, e imparare a trattare l'ansia, la collera e la tristezza. Si dà molto peso all'assunzione della responsabilità relativamente a azioni e decisioni e al mantenimento degli impegni assunti).
- L'empatia (comprendere i sentimenti altrui e capacità di assumere il punto di vista dell'altro, rispettando i diversi modi in cui le persone considerano una situazione).
- I rapporti interpersonali (saper ascoltare e porre domande; distinguere tra ciò che qualcuno dice o fa e le proprie reazioni o i propri giudizi; imparare l'arte di collaborare, di risolvere i conflitti e negoziare i compromessi).

I programmi sono evidentemente adattati alla fascia di età con la quale si lavora ma l'azione dell'alfabetizzazione emozionale con scopi preventivi inizia già dalla scuola dell'infanzia.
Il riconoscimento delle proprie emozioni e di quelle altrui, la possibilità di comprendere che le pulsioni umane sono naturali e presenti in ognuno ed è necessario veicolarle in senso non lesivo bensì costruttivo, lo sviluppo della capacità empatica come base del relazionarsi in modo arricchente, sono abilità che possono e che dovrebbero essere apprese già in tenera età (chiaramente adattando il programma alla dimensione del bambino piccolo).
L'apporto della creatività artistica e dell'espressività artistica, monitorata all'interno di un progetto che affianca il bambino durante tutto l'anno scolastico, può aiutarlo a sciogliere i nodi, i disagi, le pressioni interne percepite a scuola, in famiglia o in altri contesti proprio grazie alla produzione di oggetti artistici personali in cui egli può far defluire i suoi contenuti inconsci.
L'ascolto, la richiesta di rappresentare, di mettersi in gioco nelle attività di gruppo, può aiutare inoltre il bambino a concepire sotto nuovi aspetti sia la relazione con sé stesso che con gli altri. Uscendo dai soliti ruoli prefigurati in classe, il bambino può sviluppare la comprensione che la realtà non è rigida, inflessibile e statica, bensì differenziata, espressiva e ricca di potenziali (che egli può sperimentare su di sé e gli altri). Proprio il lavoro svolto con i bambini presso la scuola dell'infanzia di Giubiasco (Canton Ticino), in seno al Master in artiterapie, mi ha mostrato quanto i rapporti nel gruppo classe possano modificarsi nel tempo perché si impara a conoscersi in altre forme, in altri contesti e situazioni. L'ascolto degli altri, le attività sonore e ludico-simboliche prodotte insieme, i disegni a due mani e in gruppo, hanno inoltre permesso ai bambini di rivelare aspetti di sé agli altri che forse non sapevano nemmeno di avere. Il costante incoraggiamento verso la propria unicità ma nel contempo l'importanza di essere integrati nel gruppo, l'ambiente non giudicante, il piacere di fare le attività sostenuti nell'energia del gruppo-classe, sembrano avere lasciato un'impronta significativa nei bambini.
Ricordo alcune considerazioni di Donald W. Winnicott sull'importanza cruciale delle esperienze della prima infanzia, v. D. W. Winnicott (2005: 180):

"Oggi sappiamo che le basi della salute mentale, della maturità e della capacità di identificarsi con la società, si costruiscono nell'infanzia [...] La principale distorsione dell'educazione deriva dal mancato rispetto di uno degli attributi più sacri del bambino: la sua capacità di dubitare del proprio sé".

* V. Goleman D., 1996, p. 304. Per informazioni sui corsi di alfabetizzazione emozionale promossi negli U.S.A, ci si può rivolgere a: The Collaborative for Advancement of Social and Emotional Learning (Casel), Yale Child Study Center, P.O Box 207900, 230 South Frontale Road, New Haven, CT 06520-7900. Tutti i progetti svolti fino al 2007 sono inoltre consultabili via Internet al link: http//: www.casel.org/projects_products