La meditazione e la ricerca dell'Assoluto

  

L'origine etimologica del termine meditare non è così chiara. In latino MEDITARI sembra assumere la forma intensiva del verbo MEDERI che ha il senso speciale di medicare. In greco MÈDO-MAI corrisponde all'accezione di pensare e trae la radice MA- (MAN-) dalle lingue arie che ne veicolano un doppio senso: misurare e pensare, quindi, misurare con la mente, volgere lo sguardo nell'animo.
È interessante osservare che i termini medico e medicare traggono origine dallo stesso verbo anche se in seguito, nelle epoche più recenti, il senso di medicare è andato sempre più verso l'accezione di cura del corpo (medicare le ferite) facendo cadere in secondo ordine la cura dell'anima, aspetto che per gli antichi era preminente.
La meditazione, intesa come ascolto profondo, oltre il noto ed il visibile, è una pratica antica ed è attestata già agli albori delle civiltà arcaiche (sumerica, babilonese, azteca, maya ed egizia) ed attinge alla consapevole messa in discussione della verità oggettuale. Lo sguardo dell'uomo è rivolto verso una realtà più intima e profonda, non da ultimo, attraverso lo studio delle Costellazioni, della Cabala, del Cosmo e dei suoi misteri, alla ricerca di una comprensione e di una verità più alte. Il volgere lo sguardo "oltre" era praticato anche nelle civiltà primitive pagane, in un culto in cui si venerava la grande 'Madre Terra', in seguito nelle culture politeiste in cui vi era il culto di molte divinità alle quali si dedicavano con costanza momenti di ritualità e di invocazione. Il grande passo storico verso il monoteismo ha poi radicato nel senso di un unico Divino questa ricerca ed i profeti delle varie religioni sono diventati il vessillo, i portavoce del messo divino.
D'altra parte, pure lo studio della mitologia classica, i trattati mistici e sacri testimoniano di quanto nell'uomo la ricerca di un senso profondo al proprio essere, di una risposta meno effimera alla realtà del vivere umano terreno, fosse presente e ricercato con costanza, in una speculazione tutt'altro che esaurita ed esaustiva fino al giorno d'oggi.
I momenti di silenzio fecondo e di ascolto, di connubio con il mondo naturale e la ricerca di un assoluto oltre l'umano, fanno dunque parte del nostro retaggio antropologico, psicologico, culturale e storico, da molto prima della nascita delle grandi religioni e non coincidono con lo sviluppo delle stesse, anche se quest'ultime, nella loro accezione più pura, ne incoraggiano la pratica come mezzo di elevazione umana e spirituale.

Quanto profonda sia la ricerca nell'uomo di un senso oltre, in cui il divino è profondamente calato nella coscienza, è ben rappresentato dai versetti del Vangelo di Giovanni, apparsi nel II secolo d.C, trattati e commentati dal teologo Igor Sibaldi:
37-38. "Tutto ciò che il Padre dà all'Io giunge dall'Io soltanto, e per l'Io tutto è lezione e dono, e tutto ciò che l'Io scopre e impara è il Padre a darglielo, perché l'Io non è disceso dal cielo per essere soltanto sé stesso ma per rendersi conto di appartenere a quella dimensione più grande da cui proviene".
39. " E questo significa rendersene conto: capire che tutto ciò che avviene nella vita non è inutile o insignificante, ma va inteso e riconosciuto alla luce di una dimensione più grande".

"Se vi nutrite di questo Io, vi nutrite del cielo e il cielo è in voi, e di ogni cosa cogliete il senso celeste: un senso, cioè, che supera ogni vostro modo consueto e limitato di considerare voi stessi e ciò che vi accade nel mondo".

                       Igor Sibaldi, "Il Codice segreto del Vangelo. Il libro del giovane Giovanni"