Per il lettore che ha già approfondito i progetti di alfabetizzazione emozionale all’interno del sito di RespirArte, risulta chiaro l’aspetto centrale della stimolazione della creatività, sia nei giovani sia negli adulti, attraverso la parola, le arti, l’immaginazione, come contraltare in una società tecnicizzata, basata sulla performance e non da ultimo impersonale.

La creatività è una componente essenziale e irrinunciabile nell’individuo. Una forma mentis creativa, stimolata ed incoraggiata sin dall’infanzia, permette alla persona di avere un approccio originale e creativo anche di fronte ai problemi che può incontrare nella vita.

Una mente versatile, flessibile, capace di creare e non da ultimo di giocare nel senso più puro del termine, permette di avere un approccio originale, più elastico  nei confronti della quotidianità e delle vicissitudini esistenziali.

Essere creativi significa fare appello ad una voce interiore, una risorsa innata fin troppo spesso soffocata nella società attuale; soffocata dall’omologazione, da stereotipi comportamentali, dall’apatia e da un’indifferenza dilaganti.

La creatività, il gioco che ne deriva, sono socialmente relegati a precisi contesti quasi sempre prestabiliti; si ritiene altresì che la creatività non renda economicamente ed è vista più che mai come una risorsa per il tempo libero.

La creatività, per contro, è una delle risorse più grandi e più genuine presenti in ogni essere umano e non solo, anche negli animali.

Negli Stati Uniti, a questo proposito, un équipe di ricercatori fece negli anni Ottanta un esperimento all’interno di uno zoo.

In questo zoo, molte scimmie, sul piano cognitivo ed emotivo più evolute di altri animali, soffrivano di depressione a causa della loro condizione di privazione della libertà e della vita statica condotta nello zoo. In particolare, c’era un babbuino che passava ore ed ore immobile in una gabbia, concedendosi solo il movimento necessario per nutrirsi e per recarsi presso il giaciglio in cui dormiva.

Un giorno, dopo una settimana di osservazione, i ricercatori diedero al babbuino un lembo di stoffa colorata, dunque introdussero nel suo sistema statico un elemento innovativo ed originale.

Il babbuino s’incuriosì subito e inventò con la stoffa dei giochi in cui con dei movimenti bizzarri sventolava il lembo di tessuto colorato divertendosi come un bambino. L’animale provò euforia, entusiasmo e creò nel tempo nuovi giochi con la stoffa. Il suo divertimento attrasse anche gli altri babbuini presenti che s’inserirono nel gioco. L’elemento innovativo aveva dunque stimolato la creatività degli animali e aveva creato nello stesso tempo una nuova ed originale dinamica di gruppo.

Introducendo nel tempo, all’interno delle gabbie dei babbuini, altri semplici elementi innovativi (scatole di carta, semplici elementi sonori, ecc.), i ricercatori poterono dimostrare che la creatività messa in atto dai babbuini poteva contrastare la loro esistenza altrimenti deprimente e apatica.

 

L’esempio dei babbuini ci fa riflettere perché in condizioni di prigionia è stato comunque possibile attivare la risorsa creativa e stimolare la componente ludica, in grado di creare nuove energie vitali nei soggetti in questione.

 

L’esempio dei babbuini è rappresentativo anche per molti esseri umani. La prigionia, oltre ad essere uno stato di detenzione fisica per la quale è facilmente ipotizzabile una condizione di depressione,  può essere anche “semplicemente” uno stato mentale ed emotivo, molto meno appariscente e senz’altro subdolo. Tale prigionia, tale stato dell’essere, può accompagnare la nostra vita senza che ce ne accorgiamo fino al momento in cui avvertiamo una sensazione di vuoto interiore, di noia, di apatia.

L’assenza di creatività è la peggiore condizione di prigionia dell’essere.

Per contro, ci vuole davvero poco, per introdurre elementi creativi nella nostra esistenza. Raffaele Morelli, medico, psichiatra, psicoterapeuta, Direttore dell’Istituto Riza di Milano, sosteneva in un suo saggio che talvolta è sufficiente cambiare il percorso che da casa porta al luogo di lavoro. Cambiare tragitto significa modificare un’abitudine, introdurre un margine di novità, lasciarsi sorprendere da un piccolo gesto creativo.

Basta iniziare da piccoli passi per incoraggiare la creatività.

Vi sembra così banale giocare con un lembo di stoffa colorata?

Sappiate che se date a vostro figlio di pochi anni, ancora non plagiato dai videogames e dai giochi confezionati, un lembo di stoffa e gli chiedete di creare un gioco divertente egli sarà in grado di stupirvi con la sua creatività. Si divertirà e vi divertirà moltissimo.

 

Voi siete ancora in grado di stupirvi e di divertirvi con qualcosa di piccolo e apparentemente banale facendo semplicemente scorrere la vostra fluida immaginazione?

Quanto siete connessi con la vostra creatività?

 

La creatività passa attraverso l’educazione alla creatività. Incoraggiamo dunque ogni forma di educazione alla creatività e quanto prima incoraggiamo la risorsa creativa in noi e nei bambini che ne sono i più grandi maestri.

 

Luglio 2008